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Get Smart

Get Smart

Il film trae ispirazione dall'omonima serie tv andata in onda negli anni '60. Maxwell Smart e Agent 99 sono due spie con grande senso dello humor. Nei panni che all'epoca furono di Don Adams e Barbara Feldon questa volta, per la produzione cinematografica, ci hanno messo Steve Carrell e la bella Anne Hathaway.
 

 
Becoming Jane - Il ritratto di una donna contro

Becoming Jane - Il ritratto di una donna contro

Jane Austen è una giovane donna in età da marito nell'Hampshire del 1795. Educata dal padre alla letteratura e alla musica, sogna un matrimonio con sentimento. Di tutt'altro parere sembra essere sua madre, ansiosa di accasarla con l'aristocratico e impacciato Sir Wisley, nipote della facoltosa Lady Gresham. L'arrivo in campagna di Tom Lefroy, irlandese sfacciato avviato dallo zio alla carriera giuridica, sconvolgerà gli equilibri della piccola comunità rurale. Invaghitosi, ricambiato, dell'orgogliosa Jane, Tom ispirerà col suo amore il cuore e le pagine della Austen.
Come si diventa Jane Austen? Rinunciando al sentimento, accettando il proprio status di zitella e concentrandosi sul comportamento sociale della borghesia del primo Ottocento. L'educazione sentimentale della scrittrice inglese anticipa i temi che la stessa Austen approfondirà in seguito nei suoi romanzi: gli affari amorosi delle fanciulle, l'eterno binomio mente e cuore, etica ed estetica, ragione e istinto, i gruppi di famiglia, il ballo. Che sia l'Elizabeth di Orgoglio e pregiudizio, la Marianne di Ragione e sentimento o la Anne di Persuasione, la giovane protagonista è sempre lei, Jane, una donna determinata a seguire le ragioni del cuore grazie a un padre indulgente e affettuoso e nonostante una madre compromessa col "sistema" e fermamente convinta della bontà delle proprie iniziative.
Contro l'ipocrisia elevata a norma di vita dell'aristocrazia britannica e contro l'anacronismo che costringeva figlie e mogli in una condizione di immaturità psicologica e culturale, Jane si proponeva come un modello di donna emancipata. Julian Jarrold, prima ancora che sui nodi e sullo sviluppo della vicenda, si sofferma sul carattere della protagonista, sottolineando le vibrazioni e le sfumature di una donna in grado di controllare le pulsioni del cuore con un'eccezionale forza di volontà e tuttavia capace di attirare a sé l'attenzione del disinvolto Lefroy fino a scuoterlo dalla sua volubilità. La storia dell'amore impossibile della Austen per Tom Lefroy diventa (anche) un pretesto per radiografare il tessuto sociale dell'epoca, arcaico e rigidamente pregiudiziale.
Al regista interessano i dinamismi di gruppo, i microcosmi e le regole che li governano: il rito del cibo, con le sue liturgie della disposizione degli invitati intorno alla tavola, il rito della danza con il ballo della stagione invernale, che restituisce l'affanno celato sotto le educate conversazioni e i cortesi inchini. Se le tematiche affrontate sono lontane dal gusto moderno, Jarrold accentua l'attualità dei romanzi e della biografia della Austen cercando di rendere fisiche le emozioni, permettendosi quello che non poteva la compita narratrice, per il semplice fatto di non averlo conosciuto e verificato. Un plauso meritano i due protagonisti, Anne Hathaway e James McAvoy, capaci di trovare le giuste misure recitative per vestire con credibilità i “costumi” di fine Settecento.
 
 
 
 
Il diavolo veste Prada

Il diavolo veste Prada  

Cantava Marylin che "i diamanti sono i migliori amici delle ragazze". Oggi invece lo sono le scarpe. Soprattutto se ci si trova a New York, nella redazione del "Runway", la più influente rivista americana nel settore della moda, e non si possiede almeno un paio di Manolo Blahnik.
È questo il caso della giovane, sveglia ma un po' trasandata Andy Sachs, aspirante giornalista neolaureata, giunta nella Grande Mela col cuore colmo di speranze. L'impiego come assistente della spietata direttrice del "Runway" Miranda Priestley, le potrebbe aprire diverse porte per il futuro. Si tratta solo di stringere i denti per un po', cercando di rimanere immune allo sfavillante e spietato mondo della moda.
Ma cominciando a osservare il mondo attraverso gli occhi di Miranda, Andy capirà che non si può passare incolumi attraverso i riflettori delle passerelle senza vendere l'anima al diavolo. Un diavolo firmato Prada.
Tratto dall'omonimo romanzo autobiografico di Lauren Weisberger, Il Diavolo veste Prada è un godibile e ritmato affresco sull'illusorio mondo delle vanità odierne, efficace soprattutto grazie alla suggestiva ambientazione newyorkese, icona di stile per eccellenza fin dai tempi di Colazione da Tiffany. Co-protagonista della pellicola accanto alla dolce e indifesa Andy, New York si offre ai nostri occhi in tutto il suo splendore, grazie agli scorci sugli scenari raffinati, sulle strade affollate e sui negozi lussuosi. E non poteva essere altrimenti, considerato che il regista David Frankel proviene dalla direzione di diversi episodi della fortunata serie Sex and the City. Proprio come Carrie, giornalista protagonista del serial newyorkese, Andy è un animo sensibile che si interroga sul mondo ipocrita e senza scrupoli che la circonda, una moderna Cenerentola che ha già il suo principe azzurro - un cuoco - che l'aspetta a casa ogni sera. Nonostante l'apprezzabile interpretazione di "occhioni dolci" Anne Hathaway, forse un po' troppo affascinante nei panni della Bridget Jones d'oltreoceano, l'adattamento di Aline Brosh McKenna tende ad appiattire lo spessore e l'introspezione psicologica della protagonista (propria del romanzo della Weisberger), affidando il mutamento di Andy per lo più all'esteriore cambio di abiti e look. Ottima l'interpretazione di Meryl Streep nei panni della spietata "Crudelia Demon della moda", ma l'immancabile tocco di moralismo finale fa la differenza tra questa commedia e il ritratto delle vanità della moda tratteggiato una decina d'anni fa da Altman in Prêt-à-Porter.
 
Havoc - Fuori controllo

Havoc - Fuori controllo

Allison vive in una bella casa, ha una madre che vede di rado e un padre assorbito dal lavoro. La ragazza si annoia nonostante qualche rapporto sessuale occasionale con Toby, un ragazzo bianco ricco che si atteggia a rapper. È proprio con lui e con Emily che una sera decidono di osare e di inoltrarsi nei quartieri off limits di Los Angeles, quelli cioè in cui regna incontrastata la malavita latinoamericana. Qui Allison conosce lo spacciatore Hector e ne viene attratta. Non sarà che l'inizio di un gioco sempre più pericoloso.
Talvolta le uscite estive adempiono all'interessante compito di riempire dei vuoti nelle filmografie di autori e/o attori importanti. In questo caso l'intervento è duplice. Ci mette infatti in condizione di assistere a un film di fiction della più che sperimentata documentarista Barbara Kopple che porta con sé, anche in questa dimensione narrativa, uno sguardo e un orecchio attenti. Suoni e rumori costituiscono un melange estremamente significativo facendoci 'sentire' Los Angeles come forse non era mai accaduto prima. Grazie poi alla collaborazione con Stephen Gaghan (sceneggiatore di Traffic e di Syriana) ci regala uno spaccato generazionale attento ai dettagli e capace di non arrestarsi alla superficie.
Se lo può permettere anche grazie (e qui veniamo alla seconda lacuna colmata) alla presenza di Anne Hathaway che, lasciati principi e mondi magici (Come d'incanto) si assume l'onere di un ruolo border line destinato a far 'crescere' bruscamente i suoi fans disneyani. Ha un rapporto orale, mostra il seno, è molto libera sessualmente anche se, come scopriremo nel corso del film, non poi così felice. Una svolta a 360° che ha mostrato che la stoffa dell'attrice c'era e che avrebbe potuto affrontare la sfida con il mostro sacro Meryl Streep riuscendo a sostenerne l'urto in Il diavolo veste Prada. La sua Allison è di un'amoralità quasi disarmante ma la sua fragilità finisce con l'emergere dinanzi alla telecamera digitale di un coetaneo che sta realizzando (e qui la Kopple documentarista trova nel film un suo doppio) un video inchiesta.
Il film è dedicato a Jessica Kaplan, la sceneggiatrice originaria, morta in un incidente aereo nel 2003
 
I segreti di Brokeback Mountain

I segreti di Brokeback Mountain

Siamo negli anni sessanta. Ennis e Jack devono trasferire un gregge su un pascolo di montagna, quel Brokeback del titolo. E lì, fra i monti, in solitudine nasce la loro storia d'amore, che riprenderà ciclicamente per molti anni. Nel frattempo i due vivranno, parallelamente, una sorta di vita normale.
Ang Lee è giustamente accreditato. Questo film gli ha portato la vittoria a Venezia e quattro Golden Globe. Significa santificarlo. Ed è troppo. Come molti artisti "importati" Lee sa leggere la cultura del paese ospitante, lo aveva fatto benissimo con gli inglesi con Ragione e sentimento. Brokeback Mountain possiede qualità. Ma il valore aggiunto sta proprio nella storia d'amore omosessuale. Un uomo e una donna sarebbero stati meno "interessanti". Il film sarebbe stato uno dei tanti (in realtà non tanti) di buona qualità. Insomma è stata acquisita la trasgressione (anche se ormai sarebbe trasgressione, nei film, una storia d'amore fra sessi diversi) in chiave di "finalmente qualcosa di nuovo". O magari "finalmente qualcosa di 'naturale'". O meglio "finalmente qualcosa da distruggere" che sarebbe l'antico-noioso-macho-convenzional mito del west, anzi del western. E questo è un abbaglio immane. Il west qui non c'entra nulla. Per cominciare questi sono (quasi) gli anni del Vietnam, non della Frontiera. West significava, appunto, civilizzazione verso l'ovest, progresso, legge, nuove città, diciannovesimo secolo. L'eroe del west con era come questi due, non era un pecoraio, era, quasi sempre, l'uomo della legge, colui che, individualmente, in forza di una dotazione particolare (l'eroe appunto) guida la collettività. Cooper in Mezzogiorno di fuoco, è uno sceriffo. Wayne in Sentieri selvaggi è un reduce tormentato, Ladd in Il cavaliere della valle solitaria è uno straniero che protegge i deboli. Flynn in Custer è l'eroe delle guerre indiane. Non sono cow boys. Certo c'erano anche quelli, come lo stesso Wayne nel Fiume rosso, con tanto di "amicizia virile" verso Clift, diventata poi latente omosessualità (o magari neppure latente) quando bisognava parlar male del western e i buoni cominciarono ad essere gli indiani. È anche una questione di modelli. I giovani protagonisti del film di Lee, Gyllenhaal e Ledger, malinconici e dolci, ci sta che si innamorino. Gary Cooper e John Wayne che si baciano: non è proprio facile immaginarseli

 
Principe azzurro cercasi

Principe azzurro cercasi

Il regno di Genovia è pronto per accogliere la giovane principessa Mia, ormai diventata una splendida ragazza. Ma il suo futuro non è del tutto scontato: arrivata a palazzo scopre che passerà ancora pochi giorni da principessa, dovrà infatti indossare la corona molto prima del previsto. Il problema è che prima di diventare regina deve prendere marito, le leggi di Genovia parlano chiaro. In una corsa contro il tempo, le vengono presentati i pretendenti più improbabili, desiderosi di diventare sovrani di Genovia e di conquistare il cuore della bellissima Mia.
 
Ella Enchanted - Il magico mondo di Ella

Ella Enchanted - Il magico mondo di Ella

La storia di Ella, una giovane donna che al momento della nascita viene insignita da una fata chiamata Lucinda del voto dell'obbedienza.

Come ogni bambina del suo mondo, Ella di Frell, ancora neonata, riceve dalla fata Lucinda un dono: la perenne obbedienza. Non importa cosa le venga ordinato, o da chi, lei sarà sempre costretta ad eseguire. Dopo anni di tranquilla convivenza con questo incantesimo, la situazione peggiora quando il padre, oramai vedovo da tempo, decide di risposarsi con la perfida Donna Olga che ha due figlie terribili: Hattie e Olive, che carpiscono il segreto di Ella e cercano di ostacolarla in tutto ciò che fa, soprattutto quando conosce il principe Char.
Ovviamente un dono del genere lascia molto spazio allo sfruttamento dei malintenzionati, e quindi, una volta cresciuta abbastanza, Ella decide di mettersi in viaggio per ritrovare Lucinda, la fata da cui ha ricevuto il dono, e liberarsene. Il viaggio non è facile e la porta a contatto con elfi, orchi e giganti... nonché, ovviamente, l'amore.

 
L' altro Lato del Paradiso

L' altro Lato del Paradiso

Nel 1953 il giovane John Groberg lascia l’università nello Utah e la fidanzata Jean, per intraprendere la più grande avventura della sua vita: un viaggio nelle isole Tonga con il compito di “costruire un regno” ed educare i nativi alla fede dei mormoni.
Giunto a destinazione, John si scontra però con una realtà enormemente diversa da quella a cui era abituato. La sua missione nasconde difficoltà e pericoli inimmaginabili
 
Pretty Princess

Pretty Princess

Mia Thermopolis (Anne Hathaway) è una quindicenne come tante altre, che cerca di destreggiarsi tra la scuola, le compagne che la prendono in giro perché più popolari di lei, una migliore amica che non la capisce fino in fondo, e il ragazzo che le piace che non la considera minimamente. Ma tutto questo non basta, perché da un giorno all'altro l'imbranata Mia scopre di essere una principessa! Erede al trono del principato di Genovia, Mia scopre le sue origini regali grazie alla nonna Clarisse Renaldi (Julie Andrews) che le rivela la notizia a causa della morte del padre (che doveva diventare principe di Genovia). È quindi dovere di Mia diventare una buona principessa e seguire le lezioni di etichetta da sua nonna, tutto questo in gran segreto per paura della stampa. Ma la vera identità di Mia viene tradita da Paolo (l'estetista che trasforma Mia da liceale che tenta inutilmente di domare i suoi ricci, in una vera e propria bellezza reale). Tutti vogliono diventare improvvisamente amici di Mia che si ritrova ad andare a una festa sulla spiaggia con il ragazzo per cui ha una cotta incredibile (Josh Briant il ragazzo più popolare della Grove e che vuole solo ottenere il suo quarto d'ora di celebrità), dando buca a Lily (la sua migliore amica) che l'aveva invitata al suo programma e a Micheal (il fratello di Lily) che è segretamente innamorato di Mia. Ma la festa sulla spiaggia si rivela una brutta sorpresa: Mia infatti viene immortalata in due foto equivoche che la costringono a prendere in seria considerazione l'idea di abbandonare il suo ruolo di principessa. E tenta addirittura la fuga (anche a causa del fatto che Micheal le ha voltato le spalle deluso dal suo comportamento, e dal fatto che non se la sente proprio di fare la principessa per paura di deludere tutti) finché non trova una lettera del padre che la convince a mantenere il suo ruolo reale. Bellissima le ultime scene del gran ballo dell'indipendenza di Genovia in cui Mia finalmente riesce a dichiarare i suoi sentimenti per Micheal.